|
Sta creando un certo sconcerto la decisione dell'ICANN di liberalizzare i cosiddetti TLD (Top Level Domain), ovvero le estensioni dei siti internet che oggi si dividono tra estensioni generiche (.com, .net, .biz ecc) e legate ad una nazionalità (.it, .co.uk, .eu ecc.). Ciò è stato determinato nel recente congresso tenutosi a Parigi.
La stampa, da qualche giorno, si sta sbizzarrendo nel suggerire possibili nuove estensioni che potrebbero essere registrate a breve, ad esempio .amore o .amici o ancora .odio - chissà a chi potrebbe interessare - o .love).
In realtà, chi si occupa di tutela di marchi già vede un terreno, decisamente fertile, per possibili conflitti in vista di probabili contrapposizioni tra TLD e marchi o altre espressioni riservate. Pertanto, sarà logico aspettarsi una ferrea regolamentazione della materia.
Il presidente dell'ICANN Paul Twomey ha rilasciato un'intervista reperita sul sito francese di Les Echoes in cui vengono sottolineate le nuove possibilità di espansione dell'uso di Internet grazie aquesta liberalizzazione e, naturalmente, si prospettano anche consistenti guadagni da parte dell'ICANN che rilascerà tali registrazioni, nonché degli enti privati che, avendole acquisite, potranno autorizzare a loro volta nomi di dominio di secondo livello.
Nell'intervista, vengono accennati quattro criteri che potrebbero ostare una registrazione di TLD:
- l'estensione non dovrà violare un marchio esistente (viene fatto l'esempio di .apple come estensione non registrabile... ma per l'azienda che produce computer, ipod e iphone o per la casa discografica dei Beatles?);
- l'estensione non dovrà essere simile ad un'altra estensione precedente (vengono fatti gli esempi .comm o .kom come estensioni non registrabili);
- l'estensione non potrà usurpare l'identità di una comunità riconosciuta dai suoi membri (viene fatto un esempio "spirituale" di una comunità buddista conosciuta a livello strettamente locale ma che possiede una sua propria identità);
- l'estensione non potrà essere contraria all'ordine pubblico o alla morale (niente parolacce... ma in qualunque lingua!);
Sembra però difficile che tali quattro criteri possano risolvere tutti i problemi. Innanzi tutto, quando si parla di "marchio esistente" si fa riferimento a marchi notori, magari a livello mondiale, o a qualunque marchio denominativo? E come viene gestita la similitudine? Perché, volendo usare il criterio in modo più favorevole ai titolari di diritti già esistenti, nessuna parola (a cui probabilmente corrisponde, in qualche parte del mondo, un marchio registrato o un uso come marchio...) potrà essere registrata come TLD.
Inoltre, la decisione sembra suggerire la registrabilità di nomi "di uso corrente" ma, a parte che ciò non mette al riparo da conflitti con marchi registrati, è giusto che questi nomi siano oggetto di un'esclusiva proprio per il significato che essi hanno? Una simile interpretazione cozza contro la nozione corrente secondo la quale le parole descrittive di una certa cosa non possano essere registrate per distinguere proprio quella cosa. E poi, si vuole che siano registrabili, ad esempio, estensioni di tipo informatico come .doc? E chi ne avrebbe titolo?
Quindi, questa risoluzione, che appare decisamente come visionaria (in senso positivo, ci mancherebbe), potrebbe presto creare un gran bailamme, perché sembra concepita per creare controversie. L'entrata in vigore di questa novità dovrebbe cadere nel 2009.
Lascia il primo commento! | Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1257 |